Sindrome da disconnessione interiore.                                                          Non amare per paura di soffrire

Molte persone per la paura di poter soffrire decidono di non amare e di non affezionarsi troppo. Si tengono lontani ed evitano di …. 

Ricorda però che: Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire” 

Questo meccanismo prende il nome disconnessione interiore. E’ un meccanismo che molte persone mettono in pratica e che consiste nello scegliere di non voler provare sentimenti con la finalità di non soffrire. Potrebbe essere visto come “raffreddare” il cuore per proteggere l’anima da eventuali, delusioni, ferite, sofferenze. Questa strategia, in realtà, allontana da una partecipazione sana alla vita. Soffermiamoci sullo scopo che hanno le emozioni che proviamo. 

Ogni volta che si attivano nel cervello, scatenano una reazione in tutto il nostro essere. L’entusiasmo, la passione, la realizzazione ci immergono in dinamiche che ci fanno percepire più energici e creativi che mai. Il dispiacere, la delusione, la frustrazione invece, ci allontanano da qualcosa o qualcuno. Un elemento importate che voglio condividere è: Le emozioni negative hanno uno scopo funzionale e non servono soltanto a renderci infelici. 

In realtà, sono proprio queste emozioni definite negative che hanno permesso all’ essere umano di imparare, adattarsi e andare avanti nel corso dell’evoluzione e del ciclo vitale. L’ansia e la paura sono meccanismi di sopravvivenza. Sono segnali di allarme che dobbiamo saper interpretare per poterli tradurre in risposte di adattamento al fine di garantire la nostra integrità. La disconnessione interiore subentra proprio quando trascuriamo le nostre emozioni. L’uomo moderno si trova a contatto con diversi tipi di paure. 

Queste paure oscillano tra quelle generate da minacce esterne o pericoli fisici concreti (paure reali e razionali) a quelle che invece sono interne e di matrice non reale e irrazionale. Le paure irrazionali sono demoni personali che paralizzano e bloccano. In molte persone la difficoltà a gestire queste paure irrazionali genera la sindrome da disconnessione interiore che si innesca come meccanismo di difesa della mente. Questo meccanismo si attiva proprio per cercare di metterci al riparo dall’esposizione da emozioni che paiono troppo forti e che si ha la percezione che possano travolgere. 

Soggetti che hanno alle spalle un passato affettivo ricco di fallimenti arrivano ad sentire che il loro livello di delusione è molto profondo e per questo iniziano a ridurre al minimo il loro impegno emotivo. Tutto questo perché desiderano proteggersi dalla sofferenza. I loro obiettivi sono che non vogliono più stare male, né provare altre delusioni o disinganni. Il meccanismo di difesa per raggiungere questi obiettivi è iniziare una complessa dissociazione tra pensieri ed emozioni al punto di “intellettualizzare” qualsiasi cosa. 

Con questa modalità si proteggono tramite un isolamento emotivo. Sovente queste tipologie di persone fanno ragionamenti del tipo: “Sono felice da solo, amare è rischioso” sino ad arrivare a pensare: “L’amore è una perdita di tempo e intralcia il mio futuro personale e professionale”. Queste sono le premesse con le quali si sviluppa la sindrome da disconnessione interiore. Un elemento che si aggiunge è che le persone con sindrome da disconnessione interiore oltre ad innalzare una barriera per evitare di partecipare attivamente alla vita rischiano di affondare nello stesso vuoto emotivo da cui vogliono proteggersi. Gli effetti della disconnessione emotiva sono: 

  • apatia,
  • disinteresse,
  • inaridimento emotivo,
  • rimuginio, (pensare troppo)
  • malumore e pessimismo
  • tendenza alla chiusura in sé stessi,
  • testardaggine 
  • scarsa capacità di rivedere le cose,
  • disturbi del sonno.

 Il suggerimento della psicologia e del Mental training è quello di vivere in connessione con le proprie emozioni. Non il contrario. Molto interessante questa citazione: “Se non avessi sofferto come hai sofferto, non avresti la profondità emotiva e non conosceresti l’umiltà e la compassione”.Scegliere di non provare nulla per non soffrire non ha senso. Non ha senso perché l’essere umano non è un’entità razionale né una macchina. 

Ognuno di noi è fatto di emozioni. Le emozioni fungono da guida e consentono di entrare in connessione con gli altri. Le emozioni ci consentono di imparare a rialzarsi dopo una caduta, di piangere il dolore, di ridere per la felicità e di andare avanti dopo aver superato difficoltà e pericoli che hanno rappresentato momenti di crescita e di consapevolezza. L’essere umano è progettato per agire, non per rimanere fermo e isolato nell’insoddisfazione

Quando il nostro equilibrio interiore viene in qualche modo turbato, una buona idea è di raccogliere le energie, essere creativi e coraggiosi per ritrovare l’equilibrio interiore. In questo modo possiamo raggiungere la pienezza emotiva e l’armonia interna. Concediamoci quindi di vivere le emozioni per entrare in connessione con noi stessi e “rischiare” di stabilire un contatto con chi ci sta attorno. In fin dei conti il nostro cervello è una meravigliosa entità sociale ed emotiva che ha bisogno del contatto con gli altri per stare bene e in equilibrio.